Cosa c'è dietro una fotografia vincente?

da max
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Dopo tanta attesa, sono stati annunciati i vincitori del World Press Photo, il più importante concorso di fotogiornalismo al mondo organizzato dall’omonima fondazione olandese dal 1955. A vincere i due premi più importanti, il World Press Photo of the Year e il World Press Photo Story of the Year, sono stati rispettivamente Yasuyoshi Chiba e Romain Laurendeau.

Ogni fotografo, amatore o professionista che sia, avrà passato sicuramente qualche minuto della sua giornata a guardare i capolavori dei 45 fotografi selezionati. Click dopo click, avrà consumato la gallery rimanendo letteralmente a bocca aperta davanti ad alcune immagini. Ma in quanti ci siamo soffermati ad interrogarci sul cosa ci sia dietro ad una foto del genere? Che elementi caratterizzano una foto vincente?

Per avere la risposta certa a questi quesiti dovremmo trovare il modo di intervistare i vincitori e chiederlo a loro, ma, poichè non si può ora, possiamo prendere in esame alcuni elementi comuni e tracciare insieme le caratteristiche di una foto degna di tali premi.

Gli autori di questi scatti, ovviamente non sono novelli al mondo della fotografia. Stiamo infatti prendendo in esame professionisti affermati nel panorama internazionale che vantano collaborazioni con le agenzie più importanti al mondo. Non a caso il vincitore giapponese Yasuyoshi Chiba, appartiene ell’agenzia Agence France-Presse (AFP), così come il vincitore della sezione “Ambiente, storie”, l’Italiano Luca Locatelli che scatta per National Geographic. L’approdo a queste grandi agenzie rappresenta sicuramente un ottimo biglietto di visita per questi fotografi nonché lo strumento economico per rendere foto le loro idee, mettendo al loro servizio tutto il necessario e sostenendo i loro viaggi.

In tutte le fotografie, inoltre, vengono trattate le tematiche sociali più importanti del momento. L’opinione pubblica, noi spettatori, abbiamo bisogno che problemi reali e cruciali della nostra società, ci vengano mostrati così per quello che sono, diretti. Il problema delle guerre in Medio Oriente magistralmente immortalato dal fotografo Lorenzo Tugnoli (Contrasto) per il Washington Post, le conseguenze del cambiamento climatico dell'Artico scattate da Esther Horvath, (Ungheria,New York Times) e tante altre tematiche di uguale impatto, trovano così un canale diverso per arrivare alla nostra opinione.

Un canale non mediato dal giudizio dei mass media che troppo spesso non forniscono una visione corretta della questione. La fotografia è meravigliosa anche per questo, punta il focus su un aspetto specifico della tematica, su uno sguardo, su un episodio, senza la presunzione di una visione generale, lasciando a noi spettatori l’opportunità di creare la nostra opinione.

I contesti e i luoghi in cui sono ambientate le foto, vedono rappresentate realtà che sembrano così distanti da noi. Gli incendi dell’Australia (foto di Sean Davey, Australia, Agence France-Presse), le crisi politico sociali in come quella del Venezuela (Nicolò Filippo Rosso, Italia), sembrano raccontarci storie che non ci potranno mai sfiorarci. In fondo non pensavamo la stessa cosa dell’emergenza CoVid ai suoi inizi in Cina? Dovremmo quindi forse iniziare a pensare che proprio nei nostri luoghi, nelle nostre città ci sono delle piccole grandi crisi che meritano di essere immortalate. Dovremmo quindi iniziare che per essere dei buoni fotoreporter bisogna imparare cosa intorno a noi va reso eterno. Bisogna imparare ad osservare la realtà che viviamo. I luoghi frequentati dai fotografi vincitori saranno stati pieni di infiniti elementi e situazioni da fotografare, eppure loro hanno scelto proprio quel luogo e quella situazione precisa.

È dato di fatto che tutti i fotografi del Concorso siano maestri in tecnica fotografica e conoscano a dovere tutte quei concetti che sono alla base della teoria, ma nessuna foto vincitrice si contraddistingue per questi elementi. Colpisce tutt’altro, colpiscono le emozioni, colpisce l’idea. Tutte le foto sembrano spogliarsi di quei aggiustamenti stilistici che troppo spesso sovraccaricano i nostri scatti, per lasciare spazio agli sguardi, al racconto di un istante. La maturità di un fotografo risiede probabilmente proprio in questa semplicità stilistica. Per una foto degna di essere chiamata tale e che ambisca a ricevere molto di più di qualche like sui social, lasciamo da parte le ore di post produzione, i voli pindarici della tecnica, lasciamo da parte l’inutile. Pensa semplice, cerca di emozionare, emozionati.

Potete osservare le foto finaliste qui

 

 

 
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